Alimenti ricchi di vitamina K - lista, porzioni e anticoagulanti

Monia Caruso .

15 maggio 2026

Alimenti con vitamina K in ordine alfabetico: asparagi, basilico e salvia, broccoli, cavoli di Bruxelles, cavolo nero, lattuga, radicchio, spinaci.

Quando si vuole aumentare la vitamina K con la dieta, il problema non è trovare un singolo alimento miracoloso, ma riconoscere le fonti più comuni e inserirle con regolarità. Qui raccolgo una lista alfabetica pratica, con valori indicativi, differenze tra vitamina K1 e K2, consigli per migliorare l’assorbimento e una precisazione importante per chi assume farmaci anticoagulanti.

Le informazioni essenziali per orientarsi subito

  • Le verdure a foglia verde sono tra le fonti più ricche di vitamina K1.
  • Oli vegetali, frutta, legumi, uova e formaggi ne contengono quantità variabili.
  • La vitamina K è liposolubile, quindi una piccola quota di grassi può favorirne l’assorbimento.
  • I valori riportati sono indicativi per 100 g e cambiano in base a varietà, cottura e porzione.
  • Con warfarin o altri anticoagulanti cumarinici conta soprattutto la regolarità dell’apporto, non l’eliminazione delle verdure.

Alimenti con vitamina K in ordine alfabetico: Asparagus, Broccoli, Brussel Sprouts, Cabbage, Collard Greens, Green Snap Beans, Kale, Kiwi, Spinach, Turnip Greens.

Alimenti con vitamina K in ordine alfabetico da consultare

Una lista di alimenti con vitamina K in ordine alfabetico è utile soprattutto per fare la spesa e comporre i pasti senza affidarsi a classifiche rigide. La tabella riporta valori medi riferiti alla parte commestibile, generalmente cruda o cotta come indicato, e serve come orientamento, non come prescrizione nutrizionale.

Alimento Vitamina K indicativa Nota pratica
Avocado Circa 20-25 μg per 100 g Una fonte moderata, utile anche per i grassi insaturi.
Basilico fresco Circa 400 μg per 100 g La porzione reale è piccola, ma 10 g possono fornire circa 40 μg.
Broccoli cotti Circa 140 μg per 100 g Una delle verdure più semplici da usare in pasta, zuppe e contorni.
Cavolfiore Circa 15-20 μg per 100 g Ne contiene meno rispetto alle verdure a foglia, ma resta versatile.
Cavolo cappuccio Circa 75 μg per 100 g Buono crudo in insalata oppure brevemente saltato in padella.
Cavolo riccio Circa 350-400 μg per 100 g È tra le fonti vegetali più concentrate di vitamina K1.
Fagiolini cotti Circa 45-50 μg per 100 g Apporto intermedio, facile da distribuire durante la settimana.
Fegato di pollo Circa 6-10 μg per 100 g Contiene vitamina K2 in quantità variabile, oltre ad altri nutrienti.
Finocchio Circa 60-65 μg per 100 g Una scelta interessante per insalate e contorni leggeri.
Kiwi Circa 40 μg per 100 g Contribuisce con una quantità moderata, insieme a vitamina C e fibre.
Lattuga Circa 25-100 μg per 100 g Il valore cambia molto tra iceberg, romana e altre varietà.
Mirtilli Circa 14-15 μg per 100 g Una fonte non elevata, ma piacevole da aggiungere a colazione o merenda.
Natto Fino a circa 1.000 μg per 100 g Alimento di soia fermentata molto ricco di vitamina K2, meno comune nella cucina italiana.
Olio di colza Circa 70 μg per 100 g Un cucchiaio apporta una quantità più contenuta, intorno a 8-10 μg.
Olio di oliva Circa 55-60 μg per 100 g Un cucchiaio da 10 g fornisce circa 5-6 μg.
Olio di soia Circa 180 μg per 100 g È ricco di vitamina K, ma va comunque usato nelle quantità previste da una dieta equilibrata.
Prezzemolo fresco Circa 1.600 μg per 100 g La porzione è piccola, ma un pugno abbondante può incidere sull’apporto.
Prugne secche Circa 60 μg per 100 g Una porzione da 30 g ne apporta circa 18 μg.
Rucola Circa 100-110 μg per 100 g Una manciata arricchisce insalate, piadine e primi piatti.
Spinaci crudi Circa 480 μg per 100 g La cottura riduce il volume e rende facile consumarne una quantità maggiore.
Uova Circa 5-6 μg per 100 g Apporto modesto, con presenza soprattutto di vitamina K2.
Uva Circa 14-16 μg per 100 g Una fonte leggera, da considerare nel totale della giornata.

La differenza tra contenuto per 100 g e contenuto della porzione è fondamentale. Il prezzemolo, per esempio, sembra eccezionale sulla carta, ma se ne usano pochi grammi; al contrario, una ciotola di spinaci o un contorno abbondante di broccoli può fornire una quantità molto più significativa. La porzione abituale conta più del numero isolato.

Che cosa cambia tra vitamina K1 e vitamina K2

La vitamina K1, o fillochinone, si trova soprattutto nelle verdure verdi, nelle erbe aromatiche e in alcuni oli vegetali. È la forma più rappresentata nella dieta occidentale e arriva facilmente da spinaci, cavoli, broccoli, lattuga e rucola.

La vitamina K2, o menachinone, comprende diverse forme prodotte durante la fermentazione o presenti in alcuni alimenti animali. Il natto è il caso più noto e concentrato, mentre uova, carne, fegato e formaggi ne apportano quantità più variabili e generalmente inferiori.

Non considero utile inseguire la K2 come se fosse sempre superiore alla K1. Sono forme diverse della stessa famiglia e, per la maggior parte delle persone, una dieta varia con verdure, legumi, oli, frutta e fonti proteiche è una strategia più solida rispetto alla ricerca di un singolo prodotto.

Per gli adulti, i valori di riferimento italiani riportano in genere 140 μg al giorno, con indicazioni diverse per alcune fasce d’età. Le raccomandazioni europee possono invece riportare valori adeguati più bassi, come 70 μg al giorno. Questa differenza dipende dai criteri usati per stabilire il riferimento e non significa che si debba calcolare ogni foglia di insalata.

Come inserirla nei pasti senza complicare la cucina

Il modo più semplice è distribuire le fonti durante la settimana. Una porzione di verdura a foglia verde a pranzo o a cena, alternata a broccoli, cavolo, fagiolini o rucola, copre già una parte importante dell’apporto alimentare.

  • Colazione o spuntino: kiwi, mirtilli o prugne secche.
  • Pranzo: insalata con lattuga e rucola, oppure pasta con broccoli.
  • Cena: spinaci, cavolo cappuccio, finocchi o fagiolini come contorno.
  • Condimento: olio extravergine di oliva usato a crudo, senza eccedere con la quantità.
  • Alternanza: uova, legumi, pesce, carne e latticini all’interno di un’alimentazione varia.

Un esempio concreto potrebbe essere una frittata con spinaci, un’insalata di finocchi e rucola e una piccola quantità di olio d’oliva. Non serve mangiare ogni giorno il vegetale più ricco: la costanza settimanale è più realistica della perfezione quotidiana.

Cottura e assorbimento fanno la differenza

La vitamina K è liposolubile, cioè viene assorbita insieme ai grassi. Per questo le verdure condite con una modesta quantità di olio possono essere utilizzate meglio dall’organismo rispetto alle stesse verdure consumate sempre senza condimento.

La cottura, invece, cambia soprattutto peso e volume. Gli spinaci cotti sembrano molto più ricchi per 100 g perché perdono acqua e diventano più compatti, mentre una grande quantità di spinaci crudi si riduce a pochi bocconi in padella. Il dato da osservare è quindi la modalità di consumo, non soltanto la cifra della tabella.

Io preferisco cotture brevi, come vapore, padella o salto veloce, perché mantengono meglio consistenza e palatabilità. Lavare, tagliare e cuocere troppo a lungo può peggiorare la qualità complessiva del piatto, anche se non annulla automaticamente la presenza della vitamina.

Anticoagulanti e vitamina K richiedono regolarità

Chi assume warfarin, acenocumarolo o altri anticoagulanti cumarinici non dovrebbe eliminare autonomamente le verdure verdi. Il problema principale è un cambiamento improvviso dell’apporto, per esempio passare da quasi nessuna verdura a grandi quantità di cavolo e spinaci in pochi giorni.

La vitamina K può modificare l’effetto di questi farmaci e quindi influenzare il controllo dell’INR, il valore usato per monitorare la coagulazione. La scelta più prudente è mantenere un consumo abbastanza stabile e comunicare al medico o al centro anticoagulanti ogni cambiamento importante nella dieta.

La stessa cautela vale per gli integratori, soprattutto quelli di vitamina K o prodotti combinati con calcio e vitamina D. Non bisogna sospendere il farmaco né iniziare un integratore per correggere l’alimentazione senza un parere sanitario personalizzato.

Una lista utile, non una classifica da seguire alla lettera

Le verdure a foglia verde restano le fonti più pratiche di vitamina K1, mentre oli, frutta, uova, carne e alimenti fermentati ampliano le possibilità. La quantità effettiva dipende dalla varietà, dalla freschezza, dalla cottura e dalla porzione, quindi i numeri vanno letti come stime.

Per una persona sana, la strategia che considero più sensata è semplice: scegliere ogni giorno verdure diverse, usare condimenti di buona qualità e non trasformare un nutriente in un motivo per restringere inutilmente la dieta. Se sono presenti terapie anticoagulanti o problemi di assorbimento, invece, la regolarità e il confronto con il professionista vengono prima di qualsiasi elenco alfabetico.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Tra le fonti più ricche di vitamina K1 ci sono prezzemolo, spinaci crudi, cavolo riccio e basilico. Tuttavia, il contenuto per 100 g può essere fuorviante: del prezzemolo si consumano pochi grammi, mentre una porzione abbondante di spinaci o broccoli può incidere maggiormente sull’apporto reale.
La vitamina K1, o fillochinone, si trova soprattutto in verdure verdi, erbe aromatiche e oli vegetali. La vitamina K2, o menachinone, è presente soprattutto in alimenti fermentati come il natto e, in quantità variabili, in uova, carne, fegato e formaggi.
Essendo liposolubile, la vitamina K viene assorbita insieme ai grassi. Condire le verdure con una modesta quantità di olio può favorirne l’utilizzo; cotture brevi a vapore o in padella aiutano inoltre a mantenere consistenza e palatabilità.
Chi assume warfarin, acenocumarolo o altri anticoagulanti cumarinici non dovrebbe eliminare autonomamente le verdure verdi. È preferibile mantenere un apporto abbastanza stabile e comunicare al medico o al centro anticoagulanti ogni cambiamento importante, perché la vitamina K può influenzare il controllo dell’INR.
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Autor Monia Caruso
Monia Caruso
Mi chiamo Monia Caruso e da 5 anni mi dedico con passione e cura ad esplorare il mondo della cucina, della nutrizione e del benessere integrato. La mia curiosità nasce dal desiderio di comprendere come il cibo che mangiamo influenzi non solo il nostro corpo, ma anche la nostra mente e il nostro equilibrio generale. Sul sito annachiararagone.it, cerco di condividere conoscenze che siano al tempo stesso accurate e accessibili, analizzando fonti, confrontando informazioni e semplificando concetti complessi per rendere il percorso verso uno stile di vita più sano e consapevole più chiaro per tutti. Il mio obiettivo è fornire spunti utili e aggiornati, basati su un approccio che integra diverse sfaccettature del benessere.
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